Pricò, il primo romanzo di Cesare Gulio Viola, è la storia di un’infanzia ferita profondamente mentre si apre allo stupore ed alla conoscenza della vita; è la storia di una sofferenza personale e quella del contraccolpo psicologico che un problema sociale provoca nella vita di un bambino. La vicenda ha un quadro di riferimento fondamentale sia per la narrativa che per il teatro di Viola: quello della famiglia. «Ho perduto il senso della casa» dice la madre di Pricò. Perduto il senso della casa e la sua regola, perduto il senso della famiglia, la casa diventa prigione. E così l’impazienza di uno verso la severità del dovere stenderà la sua ombra mortale su una vita che si prepara a sbocciare.
Che sia di paglia, di legno o di mattoni come quella dei tre piccoli porcellini o di marzapane come quella di Hansel e Gretel, la casa nel mondo delle fiabe è una materia carica di elementi simbolici e rimandi.
Case piccole che ci stanno strette o tanto grandi da perdersi dentro, case brutte che sembrano stamberghe e case belle come castelli, case lontane dove voler tornare e case che dalle quali partire per cercar fortuna… sono tante quelle delle fiabe, tante quante le fiabe stesse perché non c’è una storia senza una casa, fatata o stregata che sia.
E poi ci sono le case abitate e le case vuote.
Questo numero di UnduetreStella è un ritorno a casa dopo tanto girovagare, come sedersi a tavola con amici ritrovati…
Entrate, la porta è aperta.
Il romanzo capolavoro di Nelson Martinico (pseudonimo di Giuseppe Elio Ligotti), 65enne esordiente alla letteratura, si aggiudica il giovane e già prestigiosissimo premio letterario siciliano: il Torre dell’Orologio di Siculiana (Ag), giunto alla sua seconda edizione.
A premiare l’autore, Simonetta Agnello Hornby, Presidente della giuria e storica autrice di scuderia Feltrinelli.
Auguri di cuore all’autore romano!
Una donna sola in compagnia del suo cane. Un’assolata spiaggia salentina affollata di bagnanti.
Nel pacato andare delle ore, i suoni esterni si affievoliscono per lasciare spazio alla voce interiore, mentre gli occhi attenti osservano la varia umanità che brulica intorno e il ricordo dell’ultima serata trascorsa a Villa Maria fa affiorare figure che si muovono al ritmo della musica. E i profili dei danzatori si mettono a fuoco, assumono il volto di Viola, di Tina, di Florence e dei loro partner, andando a costruire storie e a suscitare riflessioni, mentre il fedele compagno a quattro zampe ascolta.
È un intero universo femminile che si traduce in romanzo di Ada Culazzo, con le sue gioie e con le sue sofferenze, con le sue fragilità e la sua forza, con le ferite e le conquiste che segnano le esistenze nell’alterno evolversi dei sentimenti e negli incontri che diventano svolte più o meno felici. Sovrano, su tutte le passioni, l’istinto materno – a volte sofferto, a volte fonte di energia invincibile – sintesi dell’essenza della Donna.
Atmosfere e storie diverse per esplorare il tema del volo, in questi racconti di Maria Concetta Cataldo.
Esistono voli felici e sublimi come quello di suor Lucia, in fuga da una sorte che non le appartiene e quello dell’anziana Amina che si congeda felice dagli affetti familiari ritrovati, o quello di Cesira, travolta da inattesi trasporti; voli naïf e carnali come quello dell’ingenua Carmela; voli che realizzano il sogno di vite modeste, come quello dell’accorta Rosa e della mite Assunta, voli traditi, come quello della bella Iva che la disillusione trasforma in una furia devastatrice.
A volte il volo si presenta come un dono, a volte bisogna imparare a volare…